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    Macron attacca la Nato, sprona l’Ue Ma dovrebbe condividere la bomba

    Macron non ha torto quando osserva che l'Unione Europea, se vuole proseguire sulla strada della sua integrazione, non può lasciare ad altri le proprie responsabilità militari nelle zone da cui dipende la sua sicurezza.

    Nella sua lunga intervista all’Economist sul futuro dell’Europa (8854 parole, 52160 caratteri) Emmanuel Macron, presidente della Repubblica francese, ha parlato dello stato di salute della Nato con parole politicamente scorrette («morte celebrale») che, come ha ricordato Danilo Taino sul Corriere del 9 novembre, non sono piaciute alla cancelliera tedesca. Ma la sua argomentazione (come è riconosciuto da un editoriale del Financial Times dell’U novembre) è comprensibile. Macron non ha torto quando osserva che l’Unione Europea, se vuole proseguire sulla strada della sua integrazione, non può lasciare ad altri le proprie responsabilità militari nelle zone da cui dipende la sua sicurezza. E non ha torto quando osserva che la Nato, ormai, non è più in grado di affrontare i problemi che maggiormente ci interessano. Ha fatto il suo dovere finché esistevano
    l’Unione Sovietica, il Patto di Varsavia e una quinta colonna comunista in molte società europee. Ma oggi, dopo la scomparsa di queste minacce, il presidente degli Stati Uniti la considera obsoleta ed è disposto ad accettane l’esistenza soltanto se il Protettore americano verrà adeguatamente rimborsato dai Paesi che ne fanno parte. Quando decide di ritirare le sue truppe dalla Siria, Trump non convoca il Consiglio Atlantico per informare i suoi alleati e verificare l’esistenza di un consenso. Quando un altro membro della Nato (la Turchia) decide di approfittare dell’assenza americana nella regione ed entra in Siria per sbarazzarsi dei nostri amici curdi, non chiede l’opinione di Bruxelles. Lo stesso Macron riconosce che l’organizzazione militare del Patto Atlantico ha ancora un brillante sistema operativo, ma quel sistema è ormai al servizio di altri obiettivi. Permette all’America di conservare in Europa una fitta rete di basi militari e di atteggiarsi a protettrice di Paesi, che dopo essere stati satelliti dell’Unione Sovietica, sono ora satelliti degli Stati Uniti.
    Quando dice ai suoi partner europei che è giunto il tempo di assumersi le responsabilità della Nato là dove hanno il diritto e il dovere di difendere se stessi, il presidente francese quindi ha ragione. Ma se vuole davvero rendere credibile la sua politica deve completare il progetto mettendo al servizio dell’Europa la sua arma nucleare. Vi fu un momento, fra il 1956 e il 1958, quando tre Stati europei – Francia, Germania e Italia – decisero di lavorare insieme alla costruzione di un ordigno nucleare. Il ministro della Difesa italiano era Paolo Emilio Taviani e la storia di quella vicenda è raccontata in un libro di Paolo Cacace («L’Atomica europea») pubblicato da Fazi nel 2004. La collaborazione durò dal 1956 al 1958 e si interruppe quando il generale De Gaulle, tornato al potere nel 1958, decise che non vi sarebbe stato un condominio nucleare europeo e che la bomba sarebbe stata soltanto francese. Se tiene davvero al suo progetto, Signor Presidente Macron, condivida questa bomba.