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    Il mio “Statement” trasmesso dall’ECOSOC al Segretario Generale delle Nazioni Unite

    Questo il testo della Dichiarazione diffusa in conformità ai paragrafi 30 e 31 della risoluzione 1996/31 del Consiglio economico e sociale.

    Nazioni Unite E / 2019 / NGO / 110
    Consiglio economico e sociale
    Distr .: Generale
    13 giugno 2019
    Originale: francese

    Sessione 2019
    26 luglio 2018-25 luglio 2019
    Oggetto dell’ordine del giorno 5
    Segmento di alto livello

    Dichiarazione presentata da Asocio Esperanto Radikala, Organizzazione Non Governativa in stato consultivo con il Consiglio economico e sociale *
    Il Segretario generale ha ricevuto la seguente dichiarazione, che viene diffusa in conformità ai paragrafi 30 e 31 della risoluzione 1996/31 del Consiglio economico e sociale.

    Qui le versioni inglese, francese e spagnolo curate dai Servizi di traduzione delle NU

    Dichiarazione

    Collaboriamo e lavoriamo insieme per la democrazia linguistica nelle/delle Nazioni Unite

     Al Segretario Generale delle Nazioni Unite

    L’ONU ha fatto molto per assicurare le libertà fondamentali tra le persone, così come per affrancare dal colonialismo molti popoli ma, intanto, il colonialismo si è fatto più sofisticato. Ha compreso che poteva assicurarsi maggiori risorse di prima non invadendo altri Paesi, bensì conquistando progressivamente le coscienze dei loro abitanti, asservendone linguisticamente le menti in quanto ciò «offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarli con lo sfruttamento».
    La colonizzazione delle coscienze ha tre fasi:

    1. ESALTAZIONE del gruppo dominante, chiamiamolo “Gruppo A”: esaltazione della sua lingua, cultura, leggi, tradizioni, istituzioni, grado di sviluppo, attenzione ai diritti umani, etc.
    2. STIGMATIZZAZIONE e SVALUTAZIONE dei gruppi subordinati, “Gruppo B”: le loro lingue, culture, leggi, tradizioni, istituzioni, grado di sviluppo…, sono considerati primitivi, non-moderni, arretrati, incapaci d’adattarsi all’informazione tecnologica, “democratica”, moderna.
    3. RAZIONALIZZAZIONE delle relazioni tra i due Gruppi: in senso economico, politico, sociologico, linguistico… In modo tale da considerare i Gruppi dominanti A funzionali ed utili per i Gruppi dominati B: il Gruppo dominante A “aiuta”, “sostiene”, “civilizza”, “modernizza”, “insegna la democrazia”, “garantisce i diritti”, “evita i conflitti”, “crea sviluppo”, “preserva la pace nel mondo”, e così via. Funzionale a ciò si sostiene che l’inglese è lingua franca, di proprietà di nessuno, che non distrugge le altre lingue. Ma realmente quest’idea non regge:
    • primo, perché se anche esistesse qualcosa come “l’inglese di comunicazione internazionale”, gli anglofoni non dovrebbero comunque spendere un centesimo per impararlo;
    • secondo, che ci piaccia o no, sono gli anglofoni di lingua madre a detenere il monopolio legittimo della correzione linguistica, tanto quanto lo Stato detiene il monopolio legittimo della forza, solo essi hanno il diritto di stabilire ciò che è corretto o scorretto nella loro lingua. Non dobbiamo illuderci o illudere: l’inglese non è un bene condiviso!

    La negazione di pari opportunità linguistica tra i cittadini del mondo si traduce economicamente in enormi vantaggi e passaggi di risorse ai Paesi anglofoni.
    Studiamo gli effetti economici (e non solo) della discriminazione linguistica nell’UE dal 1996. Oggi stimiamo, per difetto, i costi della disuguaglianza linguistica per i 445 milioni di europei non lingua madre inglese in 487 miliari 408 milioni 500mila Euro l’anno. Ma il problema non è tanto la quantità bensì la distribuzione della somma, infatti il beneficiario principale è il Regno Unito, mentre tutti gli altri Paesi perdono soldi.
    Se non si considera la complessità di tali aspetti nel “Empowering people and ensuring inclusiveness and equality” (dare potere alle genti e garantire l’inclusione e l’uguaglianza)  così come negli “SDGs” (obiettivi di sviluppo sostenibile), considerato che le NU, nonostante circa 6000 lingue nel mondo, abbiamo solo 6 lingue ufficiali e solo inglese e francese strutturali lingue di lavoro, il rischio è che l’Agenda 2030 acceleri il monopolio linguistico mondiale del solo inglese assicurando lo “schiavismo” delle menti. Pertanto, forti della esperienza europea maturala, chiediamo al Segretario Generale che venga affidata alla nostra ONG la redazione di un Documento sugli “Aspetti economici della disuguaglianza linguistica e quelli dell’equità linguistica attraverso la lingua comune della specie umana”, dandoci la possibilità di utilizzare le risorse interne al Sistema delle Nazioni Unite.